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La Bandiera

La bandiera, simbolo del "reparto", "mezzo di collegamento", "emblema religioso", divenne ben presto la guida esaltante dei più alti valori di un soldato, ed è facile quindi supporre l'importanza che l’alfiere rivestiva nel campo militare. Perdere la bandiera era sinonimo di disordine e scoraggiamento, quindi: sconfitta. Egli marciava in testa all'esercito ed era l'uomo più esposto ai pericoli e, proprio intorno a lui, si accendevano le "mischie" più furibonde.
Prima di far cadere il vessillo in mano al nemico, l'alfiere avrebbe dovuto lottare sino all'ultimo respiro, lanciare la bandiera il più in alto possibile per chiamare le truppe a raccolta, scagliarla al di fuori della mischia in caso di estremo pericolo. Gli alfieri venivano preparati in apposite “scuole militari”, essi si sottoponevano a duri allenamenti fisici e tecnici nell’uso specifico delle armi. E’ da questi “allenamenti” che ebbe sicuramente origine il “gioco della bandiera” e lo spirito emulativo spinse gli alfieri a compiere evoluzioni sempre più difficili. Scrive Vittorio Alfieri nel 1683: “…l’esercizio della bandiera sarà sempre tra questi commendato, imperocchè in esso il piede si fa pronto, si rende pieghevole la vita, la mano acquista forza e si discioglie il braccio…”.
Lo spettacolo degli sbandieratori è rappresentazione storica; si articola in grandi e piccole squadre; coppie tradizionali e singoli ad una, due, tre, quattro e cinque bandiere. Momenti suggestivi che riproducono esattamente l’origine militare del “maneggio” della bandiera. Il “maneggio delle bandiere” è sempre stato magistralmente sottolineato dal ritmo ora lieto, ora solenne eseguito dai musici, per lo più Timpani (imperiali e rullanti) e Fiati (chiarine).

 
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